venerdì 30 marzo 2012

Korin - Crowd Founding parte1


Paolo Martini è un amico di vecchia data.

Questo il suo sito.

La prima volta che mi sono trovato su un piccolo set, era un suo cortometraggio:



più di dieci anni fa.
Quando ad ottobre mi ha ricontattato per aiutarlo a realizzare il primo lungometraggio, Korin, sono stato felice di offrirgli aiuto.
Korin è un progetto particolare: una sorta di fantasy, ambientato nel dopoguerra.
http://www.korinthemovie.com/homeita.html
A Paolo piace definirlo un film atipico, per il panorama Italiano.
Uno degli elementi più atipici, secondo me, resta il fatto che sia quasi riuscito a produrselo da solo.
Al momento manca solo di una piccola quota, per un film, per la quale sta ricorrendo al crowdfounding.
Il crowd funding o crowdfunding (dall'inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse.
grazie dell'aiuto, signorina wikipedia.
In pratica, ora il film Korin chiede aiuto alla gente per finanziarsi la parte di soldi mancante.

Qui c'è il link, con le istruzioni su come partecipare, se volete farlo.

Se non lo fate, poi non lamentatevi che il cinema è un circuito chiuso, che in zona a Massa Carrara non ci sono registi bravi, che i film Italiani sono tutti uguali, che la zuppa è fredda.

Scherzi a parte, il crowdfounding, questa cosa di ricorrere alla partecipazione per produrre un'opera, mi sembra un'ottima risorsa, capace di dare ad ognuno di noi il potere di scegliere che tipo di arte produrre, finanziare, e quindi vedere realizzata.

Speriamo bene.

domenica 5 febbraio 2012

ReporTime, Toscani, la crisi


Sembra il titolo perfetto per il post, invece come ho già scritto è la pagina aperta sul corriere da Report: notizia abbastanza diffusa, ormai.

E' uscito un nuovo servizio di Claudia, le riprese sono sempre mie.




A parte essere un gran fotografo, Oliviero Toscani mi fa pensare a quei personaggi da film di celentano.

Simpatico il tuo amico. Scemo, ma simpatico.

Mentre ascoltavo l'intervento che ha letto al convegno che stavamo riprendendo...
No, non era un intervento.
Mentre ascoltavo il comunicato che ha letto ai giovani sono stato preso da crisi mistica.

Parlava dei creativi. Che purtroppo, ultimamente, sono sotto attacco costante da parte dell'altra razza di umani, i subcreativi.
Mi prudono le mani ancora, se ci penso.

Però su una cosa gli credo. Credo davvero che gli sia fregato sempre poco dei soldi che faceva.
Facile, viene da dire: li aveva già.
Si è vero.
Facile anche che gli freghi poco della crisi, e che sia un discorso ipocrita, un discorso da non ascoltare nemmeno.

Ma ancora, davvero, credo che l'unica uscita sia non pensarci, alla crisi. Soprattutto se stai facendo un lavoro che ti piace, un lavoro creativo. E mi mangio le mani mentre lo dico, ma la sento così anche io.
Credo che l'unica uscita sia buttarci anima e corpo in quello che facciamo, senza risparmiarci, e intanto preoccuparci solo di farlo bene.

Diceva, mio nonno, che i soldi non sono un problema. Mio nonno non ne aveva tanti, e io gli voglio dare retta.

In qualche modo, diceva lui, faremo.


School Portrait (2011) from Michael Berliner on Vimeo.

venerdì 13 gennaio 2012

Wenders, oggi. Ovvero Pina, e il 3d


mesi fa, ormai, sono andato a vedere Pina 3D.




Sono arrivato in sala con un sacco di curiosità sulla storia, ma soprattutto sul fatto che per la prima volta assistevo ad un regista per cui nutro grandissimo rispetto alle prese con la nuova tecnica, il 3d.
Di più: con un film documentario, girato in 3d.

Ho portato a casa alcune belle impressioni.
Per capire meglio quelle stesse impressioni mi sono documentato un pò, e mi sono imbattuto recentemente in questa intervista.




a questo punto non devo praticamente dire niente di mio perchè il maledetto, qui, ha detto tutto lui.


1) allo stesso modo dell'autore, ho sempre pensato che la danza non facesse per me. Niente di fisico: sono aggraziato come una capra e non è un segreto.
Il problema, guarda un pò, sta nella testa.
Non sono mai riuscito a fruire di uno spettacolo di danza: mi annoia, non ho gli elementi per codificarne il linguaggio, spesso mi sembra esagerato, troppo esibizionista, troppo marcato.

Poi per fortuna Pina Bausch ha aperto gli occhi al regista, e il regista ha stupendamente funzionato da amplificatore per questa realtà: la danza è un grande strumento di espressione.
Non mi sto mettendo una calzamaglia, mentre scrivo. Sto solo ammettendo che non me ne sono mai accorto.
E probabilmente continuerò a considerare un volo dalle scale l'ottima alternativa a due biglietti per lo schiaccianoci: però almeno ora so che il problema è mio.

Di più: la danza è strumento eccezionale per un documentarista, umiliazione doppia per me.
Un ballerino verso la fine del film sintetizza il concetto in maniera semplice ma formidabile: Pina gli ha chiesto un movimento, un gesto che esprimesse il concetto di gioia. Lui lo trova: quel momento del film nasce da solo.

Non voglio farla lunga.
Qualcuno riesce a rappresentare un concetto, un'emozione, in un semplice gesto. Chi può filmare quel gesto ha a disposizione un poteziale enorme.
Compito di un documentarista è trarre dalla realtà, da ciò che accade, un messaggio e una storia attraverso le immagini.
Se quello che sta accadendo è già stato pensato per esprimere qualcosa, in pratica, metà del lavoro è già fatto
:)

2) la terza dimensione.
Spesso, più o meno recentemente, mi sono soffermato a discutere del tema con amici, conoscenti, esperti o meno del settore.
A volte, ho affrontato la discussione anche su altri blog.
Sin dal primo film che ho visto, Avatar, ho sempre pensato che il 3d fosse nato come uno strumento ostico, per il mio modo di intendere il cinema.
Uso ostico perchè si, l'ha usato Wenders, ma lo spiego a modo mio.

La parte più bella di Avatar, che ricordo ancora, è stata il trailer di oceani 3d prima del film.

Quando ho visto quel banco di pesci che creava un vero turbine, oltre e prima dello schermo: quando ho visto la pinna di una balena abbracciare le prime file di posti a sedere.
In quel momento ho aperto gli occhi.
Poi è cominciato avatar, e mi sono fatto un giro sulle giostre. Niente, a confronto.

Però ora capisco cosa mi ha acceso in quel momento, e mi riconosco nelle parole di Wenders.
Il vero valore del 3d sta nel poter dare un piano in più alla presenza dell'attore, sullo schermo. Sia esso una balena, un banco di pesci, una ballerina o un gran canyon.
Questo è il grado di potenziamento del mezzo cinematografico che anche io mi auguro.
Certo, anche il drago di avatar ha una dimensione in più.
Ma il drago è parte di una macchinona da circo fatta per sorprendermi e lasciarmi senza fiato con roba per forza impressionante, scoppiettante.
La balena è qualcosa che guardo, che voglio capire, da cui mi sforzo di cogliere qualcosa di affine.
Meliès / Lumière?
Forse. D'altronde anche questo


era stato pensato per colpire gli spettatori attraverso l'uso della terza dimensione.
Ma anche per farli riflettere sul fatto che ora avevano un mezzo nuovo con cui guardare il mondo.
Io spero sia ancora così.

Forse, però, la mia è anche una riflessione a monte.
Perchè ho paura dell'invasione di un cinema fatto per colpire, allucinare a tutti i costi, anche se non c'è niente da dire.
E mi meraviglio ancora quando il cinema viene usato per farmi scoprire qualcosa su di me, o su quello che mi sta intorno.


e ora,

l'ULTIMO ATTO.
in cui l'autore del blog stravolge la tesi, si burla di se stesso e del lettore, e come nelle intestazioni delle opere teatrali vittoriane finisce tutto a merda ma si rimane amici

Queste le intenzioni: quelle del regista e le mie.
Il documentario, si è capito, mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere: a tratti mi è sembrato un pò rattoppato, complice probabilmente la morte inaspettata di Pina.
A tratti è stato veramente magico.

Va visto solo per la metà dei suoi pregi.

Il 3d invece mi ha deluso anche stavolta.

Non nell'uso che ne ha fatto il regista, che mi è sembrato veramente una ricerca brillante.
Ma nell'esito tecnico.
Guardo un'inquadratura complessa:
in primo piano un gioco di danza tra ballerini, in secondo piano una bella scenografia e puntualmente mi perdo uno dei due piani per concentrarmi sull'altro.
Se poi ci sono movimenti troppo frenetici in primo piano, tutto il resto dell'inquadratura io non so proprio cos'è.

Ma perchè non riesco a vedere bene: i movimenti non mi sembrano fluidi, mi distraggono troppo, i piani mi sembrano troppo separati, troppo difficili da accostare le prospettive delle due lenti dell'occhiale: non è ancora una fruizione naturale.
Non lo so perchè.
Forse ho visto una brutta proiezione.
Forse proprio il 3d come tecnica non è ancora ottimale.
Forse serve ancora tempo al mio cervello, che d'altronde è tardo.
O forse sono strabico e basta, speriamo di no: ma guardare un film ed accorgermi che il regista stava usando un trucco di montaggio o c'è un bel paesaggio di sfondo perchè me lo dice qualcun altro è una cosa che mi succede solo con le proiezioni 3d.

E spero non mi succeda in futuro, ora che almeno vorrei farci amicizia.

lunedì 19 dicembre 2011

Il servizio


di cui parlavo pochi giorni fa è andato in onda.

Io l'ho perso perchè ero occupato, se anche voi lo avete mancato lo trovate qui:

Report FONDO ITALIANO

a presto, buone feste.

venerdì 16 dicembre 2011

REPORT


Due anni fa il Lazio è passato al digitale terrestre, e ho colto l'occasione per liberarmi della televisione.

E' ancora in sala, resta spenta tutto il tempo.

E' una scelta che difendo ancora, fatta eccezione per qualche programma di cui sento la mancanza, anche se spesso li recupero da internet o li guardo a casa di qualcun altro.

L'eccezione delle eccezioni è Report.




Report è, mi fermo e conto fino a dieci prima di scriverlo, il miglior programma che la televisione Italiana offre al giorno d'oggi.
Con tutti i suoi limiti, ovvio: non è un programma d'intrattenimento, e ha i suoi difetti, alcuni ben marcati.
Ma per me resta anche uno dei pochi che abbia ancora un vero valore culturale.

Per questo ho sempre pensato che sarebbe stato bello collaborare al programma.

E per questo, quando a novembre per una serie di coincidenze mi è stata data l'opportunità, mi ci sono buttato con forza.

Claudia di Pasquale, una giornalista molto in gamba ed esordiente nel programma come me, mi ha chiamato come operatore, e per lei ho girato le riprese di due servizi che sono sulla pagina ReporTime del sito del corriere della sera,

il primo, sulla festa dell'ambasciata libica dopo la morte di Gheddafi

il secondo, sull'Iged: un organo del ministero del tesoro che doveva gestire e vendere dei beni immobili.

Sono i primi due: hanno le loro imprecisioni ma sono il mio inizio. Anche se sono confezionati per internet e non sono andati in onda in televisione.

Ma il fatto avere iniziato insieme alla giornalista e condividere un percorso mi stimola molto.

Questa domenica nell'ultima puntata della stagione invernale andrà in onda il nostro primo servizio per la TV.

E' questo.

Claudia secondo me ha fatto un ottimo lavoro, ha avuto un mare di difficoltà ma non si è risparmiata mai.
Io lo considero il primo servizio vero e proprio, ci ho lavorato il doppio degli altri servizi e mi ci sono impegnato di più.

Non l'ho ancora visto e sono un pò in apprensione, ma alla redazione pare sia piaciuto.

A presto.


venerdì 9 dicembre 2011

Dall'altra parte della porta.


E' l'una di notte e sono da questa parte della porta,
dall'altra parte c'è la mia stanza e un pò di sonno.

Di qua, il computer mi chiede ancora 29 minuti di esportazione. Ne serviranno ancora per ricomprimere ed inviare via ftp.
Poi per qualche ora la bestia che è il lavoro di questi giorni se ne starà buona e mi lascerà riposare, per tornare a braccarmi domattina.

Sono qui, da questa parte della porta e ripenso a Marcellino.

Ho conosciuto Marcellino De Baggis anni fa nello studio del Babbo, che nella fattispecie non era il mio vero babbo ma una specie di essere mitologico dalla testa di monty python e dal corpo di Lee Van Cliff: cinturone, colt e risate fragorose.
Si era guadagnato il soprannome di Babbo nel modo più calssico: trattandomi come un figlio, ma questa è un'altra storia.

Anche il fatto che lo studio non andava benissimo è un'altra storia, ma per questo il Babbo affittava una parte dello studio a Marcellino e io l'ho conosciuto lì.
Montava fino a notte un suo lavoro, io montavo fino a notte le animazioni di Fucecchi dall'altra parte della porta, nella stanza accanto.

Una sera gli chiesi in prestito il registratore DVCAM per scaricare l'animazione su una cassetta da consegnare, fu il primo di una serie di favori bella lunga.

Iniziai a chiamarlo quando mi chiedevano un altro operatore per girare convention ed incontri, una volta in un centro commerciale dovette girare anche la mia parte mentre lasciavo andare la sbronza della sera prima nel bagno lì vicino.
No, non era una cosa molto professionale, da parte mia, ma ero un poco più che un ragazzo e anche questa è un'altra storia.
Lui un ragazzo non era, aveva già girato alcuni documentari, questo tra gli altri





Eppure, non avendo tanto lavoro all'epoca, era felice di seguirmi in alcune attività improbabili: era felice sempre di scambiare opinioni sul modo di riprendere un evento, era interessato alle animazioni che facevo: chiacchierare con lui era sempre costruttivo e piacevole.
L'ultima volta che l'ho sentito, ad aprile, gli ho parlato delle dirette streaming che facevo e lui si è congratulato, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto tanto venirmi ad aiutare ed imparare come facevo.

Non l'ho più chiamato, ed ora che è tardi e sono davanti al computer ripenso a quando dall'altra parte della porta qualcuno condivideva con me quella cosa contro natura che era il lavoro di notte.
Ripenso a quanto sono fortunato, per averlo conosciuto e aver diviso un pò del mio tempo con lui.

Mi hanno detto che era in cucina o al bordo di una piscina, giocava con il figlio e poi si è accasciato.

Ho sentito anche che i medici pensano possa succedere, ad una persona come lui alta più di due metri dopo i quarant'anni.
A me sono venuti mille altri abbinamenti su caratteristiche fisiche, età, predisposizioni; nessuno mi ha fatto stare meglio.

E' successo ad agosto.

A fine novembre, invece, se n'è andato un altro documentarista più conosciuto a cui per molte ragioni mi sono sempre sentito molto affezionato, anche se non ho avuto il piacere come per Marcellino.

Era Vittorio De Seta.
Chi ha una passione per il cinema Italiano, in particolare per quello documentario, lo conosce già.
Magari perchè come me ha potuto studiarlo come un maestro all'università, e ha trovato nei suoi saggi alcuni consigli preziosissimi su come affrontare la passione per questo genere cinematografico.

Per gli altri, c'è youtube, wikipedia, ci sono un sacco di articoli, libri, film.
Io posto questo, anche se non è il lavoro più bello forse nè il più famoso, perchè il titolo mi aiuta a parlare meglio.





E si, una cosa che mi piace dei documentari è che ti aiutano a non dimenticare.

Marcellino e Vittorio stanno laggiù, o lassù, ora. Forse semplicemente là, nel cambio di prospettiva che gli permette, finalmente, di osservarci ancora meglio.

Peccato solo che non possano raccontare ancora: sarebbero, penso, storie bellissime.


mercoledì 23 novembre 2011

Inverno che vieni


Due anni fa più o meno aprivo questo blog con un post sui gabbiani.

Che stanno ancora bene e senti il loro verso passarti sopra anche alle tre di mattina. Chissà cosa cercano, in giro alle tre di mattina, ti chiedi.

Due anni fa proprio come ora stava arrivando l'inverno: si annunciava con meno danni, da queste parti.
Ed alcuni colleghi dei miei amici qui sopra si preparavano a trasferirsi in qualche zona più comoda del pianeta.

E due anni fa non ci pensavo, ma quest'anno sono andato a salutarli, a modo mio.

Il saluto è qui.





da qualche settimana collaboro con una giornalista di report: giro le immagini per i servizi, che poi vengono caricati sulla pagina di ReporTime del Corriere della Sera.
Ne ho già girati un paio, presto li pubblico.


Il documentario sul Palio è in fase di montaggio, e già vorrei cominciarne un'altro.
Le vacanze di natale saranno importanti per dare una svolta ad entrambi i lavori.
E alle solite altre mille piccole cose che mi coinvolgono,

in questo inverno.