mercoledì 23 novembre 2011

Inverno che vieni


Due anni fa più o meno aprivo questo blog con un post sui gabbiani.

Che stanno ancora bene e senti il loro verso passarti sopra anche alle tre di mattina. Chissà cosa cercano, in giro alle tre di mattina, ti chiedi.

Due anni fa proprio come ora stava arrivando l'inverno: si annunciava con meno danni, da queste parti.
Ed alcuni colleghi dei miei amici qui sopra si preparavano a trasferirsi in qualche zona più comoda del pianeta.

E due anni fa non ci pensavo, ma quest'anno sono andato a salutarli, a modo mio.

Il saluto è qui.





da qualche settimana collaboro con una giornalista di report: giro le immagini per i servizi, che poi vengono caricati sulla pagina di ReporTime del Corriere della Sera.
Ne ho già girati un paio, presto li pubblico.


Il documentario sul Palio è in fase di montaggio, e già vorrei cominciarne un'altro.
Le vacanze di natale saranno importanti per dare una svolta ad entrambi i lavori.
E alle solite altre mille piccole cose che mi coinvolgono,

in questo inverno.




giovedì 8 settembre 2011

VENEZIA 2011


Quest'anno c'è una novità.
Seguo la mostra del cinema di Venezia con molta più curiosità degli anni scorsi.

Per due motivi.

Il primo è Il Mundial Obliado ( in italiano Mundial Dimenticato), documentario sul mondiale di calcio giocato nel 1942 in patagonia, che è già stato proiettato il 5 settembre (sono un pò in ritardo, si.. e non ho nemmeno il vestito adatto, mi scuserete..) fuori concorso al padiglione degli autori.
La regia è di Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella, due persone che non vorreste mai al banco vicino ( fanno casino loro e la maestra becca voi, copiate il loro compito voi prendete 5 loro 7 e mezzo ),
ma anche due persone a cui devo molto, sono stato apprendista nella loro bottega da quando sono uscito dagli studi e ho imparato un sacco di cose su questo mestiere. Spesso, senza aspettarmelo, me li sono anche trovati in aiuto.
Lorenzo Garzella ha anche detto la cosa più bella che sia mai stata detta su di me.

E no, non è il momento, ma non resisto, devo scriverla.

11:50 di sera, interno scuola elementare

Andre deve risolvere un problema: "Cosa ci vuole, ci metto un attimo."
Lore: "Sei proprio un massese, fai venire voglia di comprarsi un paio di scarpe nuove solo per prenderti a calci in culo"
Andre fa il suo trucco.
Lore: "..."
Lore: "AHAHAHAHAHAHAHA! , ebbravo Vignali!"

La battuta, ovviamente, è la prima.

La smetto, ok.

Per il film ho curato animazioni ed effetti speciali in compositing, è stata come ogni altro lavoro assieme ai due un'esperienza divertente, impossibile, grottesca e funambolica che non voglio ripetere mai,
almeno fino alla prossima volta.

Il Mundial Obliado è un gran bel film: pieno di quella voglia di giocare, divertirsi ed emozionare che ha sempre contraddistinto il lavoro dei due registi.
Cercatelo su internet, aspettate la sua uscita nelle sale o in televisione, compratelo in dvd e preparatevi a ridere, incantarvi, farvi portare via.
Sennò, il cinema cosa c'è a fare.

Qui un paio di articoli sul Mundial Dimenticato

http://www.cinematografo.it/speciali/festival_di_venezia/00019615_Il_Mundial_dimenticato.html

http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/08/27/cinema-nel-pallone-a-venezia-la-storia-del-mundial-di-patagonia/




Mentre scrivo, mi arriva un messaggio di mia madre.

dice: "la proiezione del film di Gipi per la stampa è andata bene, breve applauso... domani in sala, bacio"

Una mamma lo sa, quello che conta per un figlio :-)

Il vero motivo per cui quest'anno faccio il tifo.




Ho più difficoltà a parlare di questo, perchè non l'ho visto per intero.

Ma per quello che l'ho visto, mi ha fatto piangere come un bambino. Ridere come un bambino.
Entusiasmare indovinate come.

Ho visto la versione per bambini :-)

Scherzi a parte, ho seguito il film dalla prima stesura della sceneggiatura, fino ai primi giorni di ripresa, poi ancora per un pò di post produzione.

L'ho seguito come si segue il lavoro di un amico. Con la stessa apprensione, lo stesso coinvolgimento, la stessa speranza.
Quando ho potuto vedere i primi rulli di girato, non sono riuscito a trattenere le lacrime.
Nemmeno fosse mio.
Ne ho parlato per lunghe indimenticabili nottate a passeggio, al ristorante, domeniche al parco: ne ho sentito la febbre, discusso ogni dettaglio.
Sono stato privilegiato, si. In cambio di questo privilegio, ho fatto un tifo sfegatato.
Ho vissuto per mesi una vita normale ed accanto un'altra vita a guardare ed imparare come nasce un film vero, come cambia le persone, cosa fa succedere alle vite di chi gli si lega.

Sempre mentre scrivo leggo questo:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-oggi-il-giorno-di-l-ultimo-terrestre-di-gipi-il-miglior-film-italiano-29483.htm

e un pò sto male, perchè non posso essere a Venezia a congratularmi.

L'ultimo terrestre non è solo il miglior film italiano a Venezia, secondo me.

Probabilmente, l'ultimo terrestre è il miglior film che vedrete quest'anno.

Non vi negate questa gioia.

Per ora, non posso scrivere di più, ho troppo lavoro da fare.

Ma ci risentiamo presto.



domenica 21 agosto 2011

la parola con la a



ci precede, me e la ragazza.

Avanza nel campo, deve avere l'età di mio nonno quando è successo. Io ho un ritorno di memorie, perdo il conto degli specchi che rimandano la stessa scena.

Lui spezza un ramo, si spezzano mille rami.

Aspetta che la ragazza passi. Attenta polpettina, ci sono i rovi.

Lui continua a rimuovere rami e spine per la ragazza, che lei possa seguirlo.

Si ferma quasi in fondo alla sua proprietà, indica a valle.

Quella che vedete è la conca d'oro. Cinquant'anni fa era un enorme campo di limoni.
Avreste dovuto vedere la luce che facevano.

I limoni, il loro oro.

Poi la città ed i paesi sono cresciuti, i campi non ci sono più.

Controlliamo insieme che l'acquedotto funzioni e torniamo indietro.

Queste terre, dice, erano dei suoi nonni. Morti i nonni divise tra gli zii. Mi racconta di quello che gli è costato rimetterle insieme.

Parla in dialetto, non conosco i termini ma capisco quasi tutto quello che dice.

Siamo in cantina.
Questa era una cava di tufo - mi fa vedere i segni della cava - ho costruito usando la polvere nera.
Di polvere nera mi hanno parlato Emo, Natale e gli altri cavatori, gli faccio qualche domanda.
E' contento di parlare.

Qui ho messo un arco, per reggere. Qui ho usato il piccone. La gente mi diceva è pericoloso, non riesci, non vale la pena.

La cantina l'hanno usata per anni come ritrovo d'inverno, per le cene di tutta la famiglia.
Col tempo, lo spazio si è riempito di mobili, bici e utensili. Trofei ed altro che non sa nemmeno lui, e non hanno più potuto usarlo come ritrovo.
Ora è stanco, ha deciso di liberare di nuovo la cantina. Vuole vederla ancora piena di gente.

Torniamo fuori. Mi porta a vedere le case che ha costruito ai suoi figli, accanto alla sua.
Cammino con le mani in tasca. Lo faccio sempre, sono a mio agio, mi hanno detto è una specie di gesto di protezione. Mentre lui spiega mi accorgo e tolgo le mani dalle tasche, non voglio che mi ci veda.
Così mi sento scemo con le mani in tasca e scemo con le mani fuori. Una mano me la prende la ragazza, e va molto meglio.

In qualche modo leggero e meraviglioso la ragazza è sempre stata tra di noi.

Lui mi chiama per nome. Allora, di cosa ti occupi.

Video, dico io, uso poche parole per spiegare.

Lui si rivolge alla ragazza. Noi li chiamiamo artisti.

Mi dò un'occhiata intorno.

Te cosa sei, penso io.
Te cosa sei.

Insieme alle donne prepariamo la cena.
Siamo trentacinque persone attorno ad un tavolo.
Tutta la famiglia, altri ospiti, noi.
Parlano il dialetto, qualcuno mi traduce ma l'uomo dice a tutti che li capisco e spiega perchè.

La ragazza è lì con lui. L'uomo la chiama col nome che era della nonna, dice che sono uguali.
Chiedo com'era la nonna della ragazza.
L'uomo dice una donna fortissima e stupenda.
Gli altri sorridono: ancora la ragazza, ancora il nome della nonna.

Continuano a parlare, di come cresce l'uva, di cosa ha fatto il nido sul tetto.
Di cosa ha costruito le case, rimesso insieme i terreni, portato l'acqua, cambiato il tempo, spostato i rovi, cotto la cena.

Sto lì in mezzo e ho capito, ma davanti a loro non riesco nemmeno a pronunciarla.

Quella parola con la a.









domenica 26 giugno 2011

Faites entrer le chien


Perdo tempo.

Ne recupero, col lavoro e con l'impegno in quello che faccio, ma ancora perdo un sacco di tempo in distrazioni.
Mi incanto e resto Tzran.
Tzran è un termine che usa Richard Adams, nella Collina dei Conigli. Un libro molto bello che ho letto quindici anni fa.
Quando i conigli vedono le luci di un Rududù ( qualsiasi cosa abbia un motore e faccia rumore, occasionalmente anche luce nella notte, è un rududù per i conigli.. non so se si scrive così, ma il suono è simile ), dicevo quando vedono le luci di un rududù nella notte i conigli si bloccano per la paura. Dovrebbero muoversi, per non essere investiti, qualcosa li tiene fermi.

A volte succede anche a me.
A volte vedo qualcosa che mi piace, e non ho termine migliore dello tzran, per esprimere come mi ci sento di fronte. Paura compresa.
Ma non solo.
Perchè la maggior parte di questi rududù, oltre ad impaurirmi, a crearmi problemi anche quando non mi investono, a farmi perdere tempo, mi affascinano.

Posto un piccolo esempio, che non è il massimo della pertinenza, ma che mi aiuta a spiegarmi un pò.

Da tempo, come già ho scritto, curo le dirette streaming di un webforum mensile per l'Unità.

Venerdì durante l'ultima diretta, Pulce, il cane mascotte della redazione, è entrato per una visita.

Chi si è trovato a dover gestire una diretta ( e la mia è una diretta abbastanza facile ) sa il carico di stress, tensione e attenzione che ci vuole per non fare errori, e sa che il minimo errore può creare un dramma.

Chi ha gestito una diretta può capire come mi sono sentito appena ho visto quello che posto qui sotto, e può capire perchè ho fatto quello che ho fatto.
Cercare di cambiare inquadratura, escluderlo.
Limitare i danni.
Chi ha gestito una diretta, quindi, penserà che sono impazzito, se ora cerco di fare ammenda.

Questo è un messaggio di servizio per tutti i rududù che stanno ancora arrivando, sotto forma di cani nell'inquadratura, imprevisti metereologici, attori sopra le righe, passanti, imprevisti di ogni tipo, pronti a mettersi in mezzo mentre cerco di riprendere quello che ho davanti.

Siete i benvenuti.

Un modo per aggiustare le cose si trova sempre.
Ed io sono qui solo per guardare voi.

Tra l'altro, qui la gente sta parlando di esperienza, e di allargare la propria vita, piuttosto che allungarla.

Meglio di così..




prima di chiudere, però, vorrei ringraziare tutti i miei amici romani.

Pix, che è semplicemente un grande.
Riccardo, senza cui non avrei mai realizzato la prima diretta, mai smontato il letto, mai fatto ed imparato un sacco di cose.
Luca, che come un vero allenatore prima mi ha messo in condizione ottimale, poi mi ha detto vai e spacca.
Giannantonio, che mi ha chiamato amico.
E Fede, che c'è sempre.

abbiamo poco tempo, è vero.
ma io mi sono fermato volentieri, anche stavolta.


Tant pis pour ceux qui n'aiment ni les chiens ni la boue
faites entrer le chien entièrement sali par la boue
faites entrer le chien
et qu'il se secoue
on peut laver le chien
et l'eau aussi on peut la laver
on ne peut pas laver ceux
ceux qui disent qu'ils aiment les chiens.


tratto da TANT PIS
di Jacques Prévert


lunedì 23 maggio 2011

Girare


Ho girato un sacco, in quest'ultimo periodo.
Ore e ore di nastri magnetici.

Da una settimana sono fermo, e preparo il montaggio, riguardo una versione breve di Lavorare Liberi, organizzo gli altri progetti.

Questo video l'ho girato venerdì sera, alla colonia Torino.

Avevo staccato alle undici ed ero distrutto. Giravo da otto ore, mi sembra. In realtà mi sembra mille, ma dovrebbero essere otto.

Fede mi dice: va a casa e mettiti a letto subito, non accendere nemmeno il computer, vai a letto di filato.

Come quasi ogni buon consiglio che ho ricevuto negli ultimi vent'anni, riesco a imprimerlo così bene in testa che faccio l'esatto opposto.
Continuo il giro, passo a dare un occhio ai ragazzi che a Massa hanno il presidio permanente davanti al duomo, e là mi parlano di una festa a Marina, alla colonia Torino.. sembra una cosa misteriosa ed esclusiva.

Quando arrivo là, anche se sono stato tutto il giorno con la telecamera in mano ed è notte fonda, non riesco a lasciarla spenta.

La festa è troppo, troppo bella.


sabato 30 aprile 2011

In palio


Sto per riprendere le redini del discorso, e pubblicare finalmente un altro pò di roba fatta di recente e non.

Qui c'è la versione integrale del trailer dei micci.

a presto.


domenica 17 aprile 2011

Lontano una vita


Ormai, era un anno e mezzo fa.


scrivevo di Carla, della sua passione per quello che fa, delle difficoltà che piano piano, a modo suo, affronta.

Così, il suo terzo documentario di cui parlavo è a buon punto.

E non mi sbilancio dicendo che è finito, con Carla non si sa mai.

Però a me sembra un piccolo traguardo: nonostante l'età, il poco tempo, lo sforzo organizzativo cui si è dovuta sottoporre,
e soprattutto
nonostante un insegnante totalmente inadeguato che lei stessa ha dovuto riempire di thè, correggere a scappellotti, gratificare ogni tanto di una stretta di mano,
(e di soldi, direbbe lei: ha ragione, anche di qualche soldo, ahimè...)
...nonostante questi e altri fastidi...
Carla ha raccontato la sua storia.
Importante, lo ha fatto alla sua maniera.
Non alla mia, che l'ho vessata di critiche, nè a quella di nessun altro.
Dite quello che volete, ma secondo me questo è un bellissimo trofeo.

Il film si chiama Lontano una vita,
le ho dato una mano a montare il trailer che linko qui.
Le auguro di continuare a guardare quello che ha intorno come fa ancora oggi.