lunedì 19 dicembre 2011

Il servizio


di cui parlavo pochi giorni fa è andato in onda.

Io l'ho perso perchè ero occupato, se anche voi lo avete mancato lo trovate qui:

Report FONDO ITALIANO

a presto, buone feste.

venerdì 16 dicembre 2011

REPORT


Due anni fa il Lazio è passato al digitale terrestre, e ho colto l'occasione per liberarmi della televisione.

E' ancora in sala, resta spenta tutto il tempo.

E' una scelta che difendo ancora, fatta eccezione per qualche programma di cui sento la mancanza, anche se spesso li recupero da internet o li guardo a casa di qualcun altro.

L'eccezione delle eccezioni è Report.




Report è, mi fermo e conto fino a dieci prima di scriverlo, il miglior programma che la televisione Italiana offre al giorno d'oggi.
Con tutti i suoi limiti, ovvio: non è un programma d'intrattenimento, e ha i suoi difetti, alcuni ben marcati.
Ma per me resta anche uno dei pochi che abbia ancora un vero valore culturale.

Per questo ho sempre pensato che sarebbe stato bello collaborare al programma.

E per questo, quando a novembre per una serie di coincidenze mi è stata data l'opportunità, mi ci sono buttato con forza.

Claudia di Pasquale, una giornalista molto in gamba ed esordiente nel programma come me, mi ha chiamato come operatore, e per lei ho girato le riprese di due servizi che sono sulla pagina ReporTime del sito del corriere della sera,

il primo, sulla festa dell'ambasciata libica dopo la morte di Gheddafi

il secondo, sull'Iged: un organo del ministero del tesoro che doveva gestire e vendere dei beni immobili.

Sono i primi due: hanno le loro imprecisioni ma sono il mio inizio. Anche se sono confezionati per internet e non sono andati in onda in televisione.

Ma il fatto avere iniziato insieme alla giornalista e condividere un percorso mi stimola molto.

Questa domenica nell'ultima puntata della stagione invernale andrà in onda il nostro primo servizio per la TV.

E' questo.

Claudia secondo me ha fatto un ottimo lavoro, ha avuto un mare di difficoltà ma non si è risparmiata mai.
Io lo considero il primo servizio vero e proprio, ci ho lavorato il doppio degli altri servizi e mi ci sono impegnato di più.

Non l'ho ancora visto e sono un pò in apprensione, ma alla redazione pare sia piaciuto.

A presto.


venerdì 9 dicembre 2011

Dall'altra parte della porta.


E' l'una di notte e sono da questa parte della porta,
dall'altra parte c'è la mia stanza e un pò di sonno.

Di qua, il computer mi chiede ancora 29 minuti di esportazione. Ne serviranno ancora per ricomprimere ed inviare via ftp.
Poi per qualche ora la bestia che è il lavoro di questi giorni se ne starà buona e mi lascerà riposare, per tornare a braccarmi domattina.

Sono qui, da questa parte della porta e ripenso a Marcellino.

Ho conosciuto Marcellino De Baggis anni fa nello studio del Babbo, che nella fattispecie non era il mio vero babbo ma una specie di essere mitologico dalla testa di monty python e dal corpo di Lee Van Cliff: cinturone, colt e risate fragorose.
Si era guadagnato il soprannome di Babbo nel modo più calssico: trattandomi come un figlio, ma questa è un'altra storia.

Anche il fatto che lo studio non andava benissimo è un'altra storia, ma per questo il Babbo affittava una parte dello studio a Marcellino e io l'ho conosciuto lì.
Montava fino a notte un suo lavoro, io montavo fino a notte le animazioni di Fucecchi dall'altra parte della porta, nella stanza accanto.

Una sera gli chiesi in prestito il registratore DVCAM per scaricare l'animazione su una cassetta da consegnare, fu il primo di una serie di favori bella lunga.

Iniziai a chiamarlo quando mi chiedevano un altro operatore per girare convention ed incontri, una volta in un centro commerciale dovette girare anche la mia parte mentre lasciavo andare la sbronza della sera prima nel bagno lì vicino.
No, non era una cosa molto professionale, da parte mia, ma ero un poco più che un ragazzo e anche questa è un'altra storia.
Lui un ragazzo non era, aveva già girato alcuni documentari, questo tra gli altri





Eppure, non avendo tanto lavoro all'epoca, era felice di seguirmi in alcune attività improbabili: era felice sempre di scambiare opinioni sul modo di riprendere un evento, era interessato alle animazioni che facevo: chiacchierare con lui era sempre costruttivo e piacevole.
L'ultima volta che l'ho sentito, ad aprile, gli ho parlato delle dirette streaming che facevo e lui si è congratulato, mi ha detto che gli sarebbe piaciuto tanto venirmi ad aiutare ed imparare come facevo.

Non l'ho più chiamato, ed ora che è tardi e sono davanti al computer ripenso a quando dall'altra parte della porta qualcuno condivideva con me quella cosa contro natura che era il lavoro di notte.
Ripenso a quanto sono fortunato, per averlo conosciuto e aver diviso un pò del mio tempo con lui.

Mi hanno detto che era in cucina o al bordo di una piscina, giocava con il figlio e poi si è accasciato.

Ho sentito anche che i medici pensano possa succedere, ad una persona come lui alta più di due metri dopo i quarant'anni.
A me sono venuti mille altri abbinamenti su caratteristiche fisiche, età, predisposizioni; nessuno mi ha fatto stare meglio.

E' successo ad agosto.

A fine novembre, invece, se n'è andato un altro documentarista più conosciuto a cui per molte ragioni mi sono sempre sentito molto affezionato, anche se non ho avuto il piacere come per Marcellino.

Era Vittorio De Seta.
Chi ha una passione per il cinema Italiano, in particolare per quello documentario, lo conosce già.
Magari perchè come me ha potuto studiarlo come un maestro all'università, e ha trovato nei suoi saggi alcuni consigli preziosissimi su come affrontare la passione per questo genere cinematografico.

Per gli altri, c'è youtube, wikipedia, ci sono un sacco di articoli, libri, film.
Io posto questo, anche se non è il lavoro più bello forse nè il più famoso, perchè il titolo mi aiuta a parlare meglio.





E si, una cosa che mi piace dei documentari è che ti aiutano a non dimenticare.

Marcellino e Vittorio stanno laggiù, o lassù, ora. Forse semplicemente là, nel cambio di prospettiva che gli permette, finalmente, di osservarci ancora meglio.

Peccato solo che non possano raccontare ancora: sarebbero, penso, storie bellissime.


mercoledì 23 novembre 2011

Inverno che vieni


Due anni fa più o meno aprivo questo blog con un post sui gabbiani.

Che stanno ancora bene e senti il loro verso passarti sopra anche alle tre di mattina. Chissà cosa cercano, in giro alle tre di mattina, ti chiedi.

Due anni fa proprio come ora stava arrivando l'inverno: si annunciava con meno danni, da queste parti.
Ed alcuni colleghi dei miei amici qui sopra si preparavano a trasferirsi in qualche zona più comoda del pianeta.

E due anni fa non ci pensavo, ma quest'anno sono andato a salutarli, a modo mio.

Il saluto è qui.






da qualche settimana collaboro con una giornalista di report: giro le immagini per i servizi, che poi vengono caricati sulla pagina di ReporTime del Corriere della Sera.
Ne ho già girati un paio, presto li pubblico.


Il documentario sul Palio è in fase di montaggio, e già vorrei cominciarne un'altro.
Le vacanze di natale saranno importanti per dare una svolta ad entrambi i lavori.
E alle solite altre mille piccole cose che mi coinvolgono,

in questo inverno.
a




giovedì 8 settembre 2011

VENEZIA 2011


Quest'anno c'è una novità.
Seguo la mostra del cinema di Venezia con molta più curiosità degli anni scorsi.

Per due motivi.

Il primo è Il Mundial Obliado ( in italiano Mundial Dimenticato), documentario sul mondiale di calcio giocato nel 1942 in patagonia, che è già stato proiettato il 5 settembre (sono un pò in ritardo, si.. e non ho nemmeno il vestito adatto, mi scuserete..) fuori concorso al padiglione degli autori.
La regia è di Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella, due persone che non vorreste mai al banco vicino ( fanno casino loro e la maestra becca voi, copiate il loro compito voi prendete 5 loro 7 e mezzo ),
ma anche due persone a cui devo molto, sono stato apprendista nella loro bottega da quando sono uscito dagli studi e ho imparato un sacco di cose su questo mestiere. Spesso, senza aspettarmelo, me li sono anche trovati in aiuto.
Lorenzo Garzella ha anche detto la cosa più bella che sia mai stata detta su di me.

E no, non è il momento, ma non resisto, devo scriverla.

11:50 di sera, interno scuola elementare

Andre deve risolvere un problema: "Cosa ci vuole, ci metto un attimo."
Lore: "Sei proprio un massese, fai venire voglia di comprarsi un paio di scarpe nuove solo per prenderti a calci in culo"
Andre fa il suo trucco.
Lore: "..."
Lore: "AHAHAHAHAHAHAHA! , ebbravo Vignali!"

La battuta, ovviamente, è la prima.

La smetto, ok.

Per il film ho curato animazioni ed effetti speciali in compositing, è stata come ogni altro lavoro assieme ai due un'esperienza divertente, impossibile, grottesca e funambolica che non voglio ripetere mai,
almeno fino alla prossima volta.

Il Mundial Obliado è un gran bel film: pieno di quella voglia di giocare, divertirsi ed emozionare che ha sempre contraddistinto il lavoro dei due registi.
Cercatelo su internet, aspettate la sua uscita nelle sale o in televisione, compratelo in dvd e preparatevi a ridere, incantarvi, farvi portare via.
Sennò, il cinema cosa c'è a fare.

Qui un paio di articoli sul Mundial Dimenticato

http://www.cinematografo.it/speciali/festival_di_venezia/00019615_Il_Mundial_dimenticato.html

http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/08/27/cinema-nel-pallone-a-venezia-la-storia-del-mundial-di-patagonia/




Mentre scrivo, mi arriva un messaggio di mia madre.

dice: "la proiezione del film di Gipi per la stampa è andata bene, breve applauso... domani in sala, bacio"

Una mamma lo sa, quello che conta per un figlio :-)

Il vero motivo per cui quest'anno faccio il tifo.




Ho più difficoltà a parlare di questo, perchè non l'ho visto per intero.

Ma per quello che l'ho visto, mi ha fatto piangere come un bambino. Ridere come un bambino.
Entusiasmare indovinate come.

Ho visto la versione per bambini :-)

Scherzi a parte, ho seguito il film dalla prima stesura della sceneggiatura, fino ai primi giorni di ripresa, poi ancora per un pò di post produzione.

L'ho seguito come si segue il lavoro di un amico. Con la stessa apprensione, lo stesso coinvolgimento, la stessa speranza.
Quando ho potuto vedere i primi rulli di girato, non sono riuscito a trattenere le lacrime.
Nemmeno fosse mio.
Ne ho parlato per lunghe indimenticabili nottate a passeggio, al ristorante, domeniche al parco: ne ho sentito la febbre, discusso ogni dettaglio.
Sono stato privilegiato, si. In cambio di questo privilegio, ho fatto un tifo sfegatato.
Ho vissuto per mesi una vita normale ed accanto un'altra vita a guardare ed imparare come nasce un film vero, come cambia le persone, cosa fa succedere alle vite di chi gli si lega.

Sempre mentre scrivo leggo questo:

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-oggi-il-giorno-di-l-ultimo-terrestre-di-gipi-il-miglior-film-italiano-29483.htm

e un pò sto male, perchè non posso essere a Venezia a congratularmi.

L'ultimo terrestre non è solo il miglior film italiano a Venezia, secondo me.

Probabilmente, l'ultimo terrestre è il miglior film che vedrete quest'anno.

Non vi negate questa gioia.

Per ora, non posso scrivere di più, ho troppo lavoro da fare.

Ma ci risentiamo presto.



domenica 21 agosto 2011

la parola con la a



ci precede, me e la ragazza.

Avanza nel campo, deve avere l'età di mio nonno quando è successo. Io ho un ritorno di memorie, perdo il conto degli specchi che rimandano la stessa scena.

Lui spezza un ramo, si spezzano mille rami.

Aspetta che la ragazza passi. Attenta polpettina, ci sono i rovi.

Lui continua a rimuovere rami e spine per la ragazza, che lei possa seguirlo.

Si ferma quasi in fondo alla sua proprietà, indica a valle.

Quella che vedete è la conca d'oro. Cinquant'anni fa era un enorme campo di limoni.
Avreste dovuto vedere la luce che facevano.

I limoni, il loro oro.

Poi la città ed i paesi sono cresciuti, i campi non ci sono più.

Controlliamo insieme che l'acquedotto funzioni e torniamo indietro.

Queste terre, dice, erano dei suoi nonni. Morti i nonni divise tra gli zii. Mi racconta di quello che gli è costato rimetterle insieme.

Parla in dialetto, non conosco i termini ma capisco quasi tutto quello che dice.

Siamo in cantina.
Questa era una cava di tufo - mi fa vedere i segni della cava - ho costruito usando la polvere nera.
Di polvere nera mi hanno parlato Emo, Natale e gli altri cavatori, gli faccio qualche domanda.
E' contento di parlare.

Qui ho messo un arco, per reggere. Qui ho usato il piccone. La gente mi diceva è pericoloso, non riesci, non vale la pena.

La cantina l'hanno usata per anni come ritrovo d'inverno, per le cene di tutta la famiglia.
Col tempo, lo spazio si è riempito di mobili, bici e utensili. Trofei ed altro che non sa nemmeno lui, e non hanno più potuto usarlo come ritrovo.
Ora è stanco, ha deciso di liberare di nuovo la cantina. Vuole vederla ancora piena di gente.

Torniamo fuori. Mi porta a vedere le case che ha costruito ai suoi figli, accanto alla sua.
Cammino con le mani in tasca. Lo faccio sempre, sono a mio agio, mi hanno detto è una specie di gesto di protezione. Mentre lui spiega mi accorgo e tolgo le mani dalle tasche, non voglio che mi ci veda.
Così mi sento scemo con le mani in tasca e scemo con le mani fuori. Una mano me la prende la ragazza, e va molto meglio.

In qualche modo leggero e meraviglioso la ragazza è sempre stata tra di noi.

Lui mi chiama per nome. Allora, di cosa ti occupi.

Video, dico io, uso poche parole per spiegare.

Lui si rivolge alla ragazza. Noi li chiamiamo artisti.

Mi dò un'occhiata intorno.

Te cosa sei, penso io.
Te cosa sei.

Insieme alle donne prepariamo la cena.
Siamo trentacinque persone attorno ad un tavolo.
Tutta la famiglia, altri ospiti, noi.
Parlano il dialetto, qualcuno mi traduce ma l'uomo dice a tutti che li capisco e spiega perchè.

La ragazza è lì con lui. L'uomo la chiama col nome che era della nonna, dice che sono uguali.
Chiedo com'era la nonna della ragazza.
L'uomo dice una donna fortissima e stupenda.
Gli altri sorridono: ancora la ragazza, ancora il nome della nonna.

Continuano a parlare, di come cresce l'uva, di cosa ha fatto il nido sul tetto.
Di cosa ha costruito le case, rimesso insieme i terreni, portato l'acqua, cambiato il tempo, spostato i rovi, cotto la cena.

Sto lì in mezzo e ho capito, ma davanti a loro non riesco nemmeno a pronunciarla.

Quella parola con la a.









domenica 26 giugno 2011

Faites entrer le chien


Perdo tempo.

Ne recupero, col lavoro e con l'impegno in quello che faccio, ma ancora perdo un sacco di tempo in distrazioni.
Mi incanto e resto Tzran.
Tzran è un termine che usa Richard Adams, nella Collina dei Conigli. Un libro molto bello che ho letto quindici anni fa.
Quando i conigli vedono le luci di un Rududù ( qualsiasi cosa abbia un motore e faccia rumore, occasionalmente anche luce nella notte, è un rududù per i conigli.. non so se si scrive così, ma il suono è simile ), dicevo quando vedono le luci di un rududù nella notte i conigli si bloccano per la paura. Dovrebbero muoversi, per non essere investiti, qualcosa li tiene fermi.

A volte succede anche a me.
A volte vedo qualcosa che mi piace, e non ho termine migliore dello tzran, per esprimere come mi ci sento di fronte. Paura compresa.
Ma non solo.
Perchè la maggior parte di questi rududù, oltre ad impaurirmi, a crearmi problemi anche quando non mi investono, a farmi perdere tempo, mi affascinano.

Posto un piccolo esempio, che non è il massimo della pertinenza, ma che mi aiuta a spiegarmi un pò.

Da tempo, come già ho scritto, curo le dirette streaming di un webforum mensile per l'Unità.

Venerdì durante l'ultima diretta, Pulce, il cane mascotte della redazione, è entrato per una visita.

Chi si è trovato a dover gestire una diretta ( e la mia è una diretta abbastanza facile ) sa il carico di stress, tensione e attenzione che ci vuole per non fare errori, e sa che il minimo errore può creare un dramma.

Chi ha gestito una diretta può capire come mi sono sentito appena ho visto quello che posto qui sotto, e può capire perchè ho fatto quello che ho fatto.
Cercare di cambiare inquadratura, escluderlo.
Limitare i danni.
Chi ha gestito una diretta, quindi, penserà che sono impazzito, se ora cerco di fare ammenda.

Questo è un messaggio di servizio per tutti i rududù che stanno ancora arrivando, sotto forma di cani nell'inquadratura, imprevisti metereologici, attori sopra le righe, passanti, imprevisti di ogni tipo, pronti a mettersi in mezzo mentre cerco di riprendere quello che ho davanti.

Siete i benvenuti.

Un modo per aggiustare le cose si trova sempre.
Ed io sono qui solo per guardare voi.

Tra l'altro, qui la gente sta parlando di esperienza, e di allargare la propria vita, piuttosto che allungarla.

Meglio di così..




prima di chiudere, però, vorrei ringraziare tutti i miei amici romani.

Pix, che è semplicemente un grande.
Riccardo, senza cui non avrei mai realizzato la prima diretta, mai smontato il letto, mai fatto ed imparato un sacco di cose.
Luca, che come un vero allenatore prima mi ha messo in condizione ottimale, poi mi ha detto vai e spacca.
Giannantonio, che mi ha chiamato amico.
E Fede, che c'è sempre.

abbiamo poco tempo, è vero.
ma io mi sono fermato volentieri, anche stavolta.


Tant pis pour ceux qui n'aiment ni les chiens ni la boue
faites entrer le chien entièrement sali par la boue
faites entrer le chien
et qu'il se secoue
on peut laver le chien
et l'eau aussi on peut la laver
on ne peut pas laver ceux
ceux qui disent qu'ils aiment les chiens.


tratto da TANT PIS
di Jacques Prévert